Una
recensione di Antonello Ruscazio
"Comandante"
film
del 2023 diretto da Edoardo De Angelis Sceneggiatura
Edoardo De Angelis,Sandro Veronesi Protagonista
Pierfrancesco Favino nel ruolo di Salvatore Todaro
--
Da
italiano, e da italiano orgoglioso di esserlo, non posso che
ringraziare la produzione del film per la sua determinazione nel
voler portare sugli schermi questo episodio della IIa G.M. e, se
esprimerò quindi qualche critica, non vuol dire minimamente che io
sconsigli la visione del film, anzi.
Avevo
visto, prima dell’uscita del film, alcune foto del set in cui
veniva girato ed avevo avuto quindi modo di apprezzare molto
positivamente la fedeltà della ricostruzione dell’opera morta (per
i non tecnici: la parte della nave che sta sopra la linea di
galleggiamento) del R. Smg. “Comandante Cappellini” (sommergibile
oceanico della classe Marcello, 1059 tonnellate di dislocamento in
superficie, 1313 in immersione), ma immaginavo già prima di vederlo
che che nel film ci sarebbero stati molti errori “tecnici”, come
in tutti i fim sui sommergibili, per cui ero preparato.
Occorre
tenere presente che ho visto il film al cinema e quindi, non potendo
chiedere all’operatore di portare indietro la pellicola e farmi un
fermo immagine, alcune delle cose che esporrò in queste righe, che
non intendono essere un’esegesi dell’opera cinematografica o il
resoconto delle missioni del “Cappellini" in Atlantico, sono
il frutto di una visione piuttosto fugace, che cercherò di mettere a
punto qualora riuscissi a trovare una versione DVD.
Iniziamo
con la partenza.
A
mia informazione la partenza di un sommergibile, soprattutto nei
primi mesi del conflitto, avveniva in maniera ben diversa da quella
da tragedia greca mostrata nel film: mi sembra strano che il
Comandante della Squadriglia sommergibili (almeno...) alla quale il
“Cappellini” apparteneva sia rimasto sotto le coltri, non fosse
presente una banda musicale e le signorine in abbigliamento non dico
da da moderna “influencer” ma di certo non consono agli standard
di dignità delle donne dell’epoca che si vedono nel film non
abbiano gettato mazzi di fiori.
Questa
chiamiamola così “coreografia” aveva i suoi precisi significati:
uno evidentemente propagandistico, e un altro, più importante, che
doveva far ricordare all’equipaggio che la Nazione considerava i
sommergibilisti la crema della crema delle proprie Forze Armate e che
quindi, una volta chiusi in un tubo d’acciaio a decine di metri
sotto la superficie del mare e a contatto con il nemico, l’intera
Nazione avrebbe contato su di loro.
Non
si può essere tuttologi e non sono un esperto di uniformologia, ma
la foggia del berretto del Comandante Todaro mi sembrerebbe più
simile a quello di un “Seniore” della “Milizia Volontaria
Sicurezza Nazionale” che a quallo di un Capitano di Corvetta della
Regia Marina di allora, colore a parte. Mah…
Episodio
molto verosimile invece quello in cui il Comandante Todaro ispeziona
l’equipaggio e non fa imbarcare un Sottocapo elettricista perché
visibilmente sofferente.
Il
medesimo episodio si verificò alla partenza di quella che fu
l’ultima missione del più famoso e più vittorioso sommergibile
italiano ( e forse di tutta la IIa G.M. : non furono molti quelli che
misero fuori combattimento due corazzate nella stessa missione...) il
R.Smg. “Scirè”, salvandogli in tal modo la vita. Il marimaio in
questione, che diventò poi un imprenditore di successo, non si diede
mai pace per non aver partecipato a quella missione. (Episodio
raccontatomi personalmente dalla Figlia).
“Marcon”
Usa
il fischietto e sembrerebbe quindi il nostromo, in quanto l’uso del
fischietto non si addice alla dignità di un Ufficiale, ma un
nostromo, benché persona di grande autorità a bordo, non può di
certo avere una tale familiarità con il Comandante.
Ma
ancora meno verosimile sono le sue sembianze da vecchio Nettuno
decisamente in là con l’età: di certo a bordo dei sommergibili si
invecchiava presto (se si invecchiava…) ma era raro che ci fossero
a bordo persone oltre i trent’anni, perché solo giovani e
giovanissimi avrebbero potuto resistere all’estrema durezza della
vita e dei combattimenti a bordo.
“Marcon”
sarebbe stato quindi sbarcato da parecchi anni. Lo stesso C.C.
Salvatore Todaro, nato nel 1908, nel 1940 aveva 32 anni e quindi
anche la figura dell’attore protagonista non sembrerebbe forse
delle più adeguate.
Ero
giovanissimo allora ma ricordo perfettamente: guardavo un film su un
sommergibile americano con mio Zio Luigi, fratello di mio Nonno
Antioco, entrambi sommergibilisti, mio Nonno durante la Ia G.M., mio
Zio negli anni ’20: (qui la sua foto)
https://cliolamusadellastoria.blogspot.com/.../hitlers-u...
)
che
si mise a ridere fragorosamente quando vide che alcuni marinai
avevano la sigaretta in bocca. È vero che si trattava di un film
americano, e a bordo dei sommergibili americani, in particolarissime
situazioni, poteva essere concesso di fumare una sigaretta ma, di
certo, non sui sommergibili dell’Asse.
Sempre
a mia conoscenza, a bordo dei sommergibili italiani era vietato
radersi senza l’autorizzazione del Comandante. L’acqua dolce
infatti non serviva solo per bere, ma soprattutto per le batterie di
accumulatori per la propulsione e le utenze di bordo, che la
divoravano. Il T.V. Gino Birindelli, in occasione dell’operazione
“GB2” chiese al Comandante Junio Valerio Borghese il permesso di
farsi la barba, con queste parole: “Signor Comandante, poiché un
gentiluomo si rade prima di uscire di casa, e visto che non è
improbabile oggi un incontro con qualche gentiluomo inglese, chiedo
il permesso di potermi radere. ”
Sui
sommergibili americani le cose erano diverse, in quanto, essendo di
dislocamento molto maggiore per poter affrontare le lunghissime
distanze dell’Oceano Pacifico, avevano a bordo potenti impianti di
dissalazione.
Episodio
del campo minato.
Episodio
quanto mai inverosimile. Non potevano esserci campi minati a
Gibilterra per una duplice ragione: la prima perché le acque
territoriali attorno e di fronte a Gibilterra sono acque territoriali
spagnole o controllate dalla Spagna, e gli spagnoli non avrebbero di
certo apprezzato la creazione di campi minati nelle loro acque
territoriali; la seconda perché, dal punto di vista tecnico,
l’ancoraggio di mine in fondali come qualli attorno a Gibilterra,
profondi e percorsi da forti correnti, non era semplicemente
possibile. Dato inoltre il vasto traffico britannico da e verso
Gibilterra, le mine britanniche avrebbero causato molto probailmente
più vittime amiche che nemiche.
Da
notare come gli addestratissimi equipaggi dei sommegibili tedeschi
ebbero sempre problemi nell’attraversamento dello Stretto, mentre
non ne ebbero i sommergibili italiani.
Ma
assolutamente inverosimile è la scena del coraggioso marinaio,
corallaro di Torre del Greco (se non ricordo male) che esce dal
sommergibile con l’A.R.O. (autorespiratore a ossigeno), taglia il
cavo di ancoraggio della mina, libera il sommegibile e muore.
Primo.
Se il “Cappellini” fosse incappato in un campo minato non ci
sarebbe stata nessuna scena del genere: l’equipaggio avrebbe
sentito esclusivamente il sinistro stridio dello strisciamento del
cavo sulla fiancata e due o tre scondi dopo lo scoppio. Et finis…
Secondo.
La pesca del corallo non avveniva, come oggi, con l’immersione di
sommozzatori, ma con un particolare attrezzo, detto “ingegno”,
che veniva trascinato sul fondo. Comunque, correttamente, nel film il
marianaio si preoccupa perché l’autorespiratore a ossigeno è un
attrezzo molto pericoloso e può essere usato con sicurezza sino a
profondità massime di 18/20 m in quanto, se la pressione parziale
dell'ossigeno supera le 1,3-1,4 atmosfere, si ha il fenomeno
dell’avvelenamento da ossigeno.
L’A.R.O.
viene usato dalle Marine militari perché, a differenza di quello ad
aria (utilizzabile sino a 100 m di profondità, e oltre), non emette
bolle ed ha una maggiore autonomia.
Nel
1940 l’A.R.O. era un’attrezzatura ancora sperimentale e dubito
che fosse presente a bordo del “Cappellini”, men che meno la
modernissima versione che indossa il marinaio….
L’attaco
dell’aereo avvenne in una missione successiva rispetto a quella di
cui il film tratta (ottobre 1940), e precisamente il14 gennaio 1941.
In
1122 8° 53'N, 14° 56'W Alle 11.20, il Cappellini stava per
immergersi quando fu avvistato un aereo. Due minuti dopo, sganciò
quattro bombe che colpirono il sottomarino all'estremità di prua e
al centro della nave. L'attacco era stato effettuato da un Walrus del
710 Squadron (FAA) dell'idrovolante HMS Albatross con base a
Freetown. In realtà aveva sganciato tre bombe A/S da 100 libbre.
Il
sottomarino venne gravemente danneggiato e dovette rifugiarsi a Luz
(Gran Canaria) per le riparazioni.
L’aereo
del film non è un idrovilante Walrus ma sembra un Spitfire degli
ultimi modelli costruiti durante la guerra, riconoscibile per il
doppio radiatore sotto le ali. Nel 1940 gli Spitfire valevano l’oro
che pesavano per la difesa delle Isole britanniche e passerà un bel
po’ di tempo prima che siano inviati oltremare.
Ma,
a parte il modello dell’aereo, ovviamente trovare un Walrus in
condizioni di volo oggi è impossibile (btw: il Walus e lo Spitfire
vennero progettati entrambi dal famoso progettista aeronautico R.
Mitchell) non convince il numero eccessivo di marinai presenti in
coperta. Che cosa ci stavano a fare? Per un sommergibile è vitale la
velocità di immersione e ogni uomo in più in coperta significa il
suo rallentamento, oltre a presentare pericoli di vario genere.
Una
certa liberalità era concessa nei primi tempi del conflitto solo nel
cosiddetto “air gap”, una zona al centro dell’Atlantico dove
l’autonomia degli aerei alleati non riuscì a coprire la zona, per
mezzo di quadrimotori a lungo raggio e con le portaerei di scorta, se
non a partire dal 1943.
Il
sommergibile nel film emette troppo fumo! Aveva un motore diesel, non
un motore a vapore!
Quello
che un comandante di sommergibile proprio non apprezzerebbe è la
possibilità di individuazione del proprio battello a grande
distanza. Ergo, se il sommergibile avesse emesso tutto quel fumo,
“cazziatone“ del Comandante al Tenente G.N. responsbile e via
via, in scala gerarchica, sino all’ultimo dei sottocapi presenti in
sala macchine.
A
proposito, mi sembrerebbe di aver visto una targhetta “FIAT”
apposta sui motori del sommergibile. Se ho visto bene, è è un
particolare esatto, in quanto il “Cappellini”, ed il gemello
“Comandante Faà di Bruno” ebbero motori diesel FIAT, mentre le
nove unità precedenti della medesima classe avevano motori CRDA.
Molto
criticato, in tutti i commenti che ho letto, è stato l’episodio
delle “patate fritte e del mandolino”.
Certo
dal punto di vista cinematografico non mi sembra una scena da Premio
Oscar, ma personalmente mi inizia a diventare noiosa la ripetizione
del “sempre la solita solfa degli”italiani, brava gente..:”,
letto in tutti i commenti.
È
certamente fondamentale indagare pienamente su qualsiasi episodio
avvenga in guerra, ma questo completo rovesciamento che vedeva le
truppe italiane dapprima appunto come “brava gente”, per poi
cambiare repentinamente facendo apparire gli italiani come poco
diversi dalle truppe delle Divisioni Totenkopf mi sembra solo una
ulterione dimostrazione della consueta mancanza di obbiettività di
taluni storici (?) italiani ma non solo, soprattutto quelli più
schierati ideologicamente.
Per
cui penso sia meglio lasciare la parola al “nemico” di allora:
“… L’esercito
sovietico marciava verso occidente, i prigionieri di guerra verso
oriente. I rumeni avevano cappotti verdi e alti copricapi di
astrakan. Sembravano patire il freddo meno dei tedeschi. Guardandoli,
Darenskij non vedeva i soldati di un’armata sconfitta, ma una
fiumana di migliaia di contadini stanchi e affamati con strani
cappelli in testa. Di loro ci si faceva beffe, ma li si guardava con
pietoso disprezzo, senza astio. Solo gli italiani, avrebbe visto poi,
godevano di un’indulgenza ancora maggiore.”
Grossman,
Vasilij. Vita e destino (Italian Edition) (p.955). Adelphi. Edizione
del Kindle.
Antonello
Ruscazio