mercoledì 7 ottobre 2026

“The fringes of power” di John R. Colville. Una recensione di Antonio Ruscazio


 “The fringes of power” di John R. Colville

Ecco un altro interessantissimo libro, “The fringes of power” che in italiano potremmo tradurre con qualcosa del tipo “Ai margini del potere”, un sunto dei diari tenuti dall’Autore, Sir John Rupert "Jock" Colville (28 January 1915 – 19 November 1987), che offrono uno sguardo estremamente interessante sul n. 10 di Downing Street durante il periodo bellico e il mandato di Winston Churchill come Primo Ministro durante la IIa G.M.

Colville apparteneva ad una nobile famiglia inglese cun ottimi rapporti nella Corte e negli ambienti che “contavano” ma, essendo un figlio cadetto e a sua volta figlio di un figlio cadetto, era escluso dal grosso della linea ereditaria, e quindi costretto per necessità a cercarsi un lavoro.
Naturalmente queste Famiglie erano tutt’altro che “indigenti” rispetto alla maggioranza della popolazione del Regno Unito di allora e disponevano sicuramente di tutto il necessario e della maggior parte del superfluo: in questo modo il giovane Colville poté frequentare le migliori scuole britanniche (West Downs School a Winchester; Harrow ed Trinity College a Cambridge) e laurearsi brillantemente in Storia. Nelle famiglie britanniche “bene” i figli cadetti avevano due possibilità: se avevano “gambe” abbracciavano la carriera militare, se avevano “testa” venivano reclutati nella “City” (come i suoi due fratelli maggiori), oppure diventavano dei “
Civil Servants” nell’Amministrazione britannica, facilitati in questo dalle vaste relazioni sociali intrattenute dalle Famiglie (la madre era una Dama di Corte della Regina Mary).


In preparazione ad una carriera da “Civil Servant”, dopo la laurea viaggiò intensamente in Europa, dove soggiornò in Germania per migliorare la conoscenza della lingua tedesca e, seguendo la tradizione del “Grand Tour”, in Italia dove ebbe addirittura Bernard Berenson come guida alla pittura rinascimentale.

Con la contrarietà del Padre, che riteneva gli stipendi offerti dall’Amministrazione pubblica britannica troppo esigui per il tenore di vita al quale era abituato, dopo esami severissimi Colville, a soli ventitré anni!, entrò a far parte del Foreign Office come “Terzo Segretario” nel settembre del 1937 e venne assegnato all’”Eastern Department” che noi definiremmo “Medio Oriente”.

A ventitré anni! Fantascienza oggi.

Il Giovane (oggi verrebbe definito “Ragazzo”..) era molto acuto e intelligente e iniziò a tenere un diario su quanto gli succedeva intorno.
Ecco cosa dice circa i suoi primi tempi in quel Dipartimento:
“I problemi importanti sui quali il Dipartimento si confrontava erano quelli relativi alla Palestina, dove un programma di separazione del territorio tra arabi ed ebrei era riuscito a far infuriare entrambe le parti, mentre si credeva che il Mufti di Gerusalemme fosse a libro paga dei Tedeschi e mentre il Governo britannico veniva spietatamente attaccato sia dai Sionisti, che pretendevano un maggior numero di visti di ingresso garantiti agli Ebrei, sia dagli Arabi che pretendevano la cessazione delle immigrazioni”. (pag. 14. Tutte le traduzioni sono dello scrivente).

Sono passati novant’anni ma il problema ancora persiste.

Scoppia la guerra e il Colville, il 27 settembre (1939) annota:
“Per il momento (dopo la sconfitta della Polonia, N.d.R.) la situazione può essere riassunta con le parole dell’Ambasciatore italiano1 a Parigi a Sir Ericc Phipps2 ‘Io ho visto molte guerre combattute senza essere state dichiarate, ma questa è la prima volta che vedo una guerra dichiarata ma non combattuta.’”

Divertente esempio di commistione tra humor napoletano e inglese.
Il primo ottobre 1939, domenica, Colville annota:

“Pranzato con Doroty Cambridge3 e ascoltato alla radio il motivante discorso di Winston Churchill. È certamente uno che ci dà fiducia e che diventerà, presumo, Primo Ministro prima che la guerra sia terminata. Tuttavia, giudicando dal suo curriculum di inaffidabilità e poca credibilità, potrebbe, in tal caso, metterci in situazioni pericolosissime. Ma è l’unico uomo nel Paese che gode di un universale rispetto, e che forse, con l’età, è diventato meno proclive a intraprendere avventure sconsiderate.”

La guerra in corso e la necessità di potenziare l’organico di Downing Street portano Colville a lasciare il Foreign Office per l’ufficio del Primo Ministro.

Una delle cose più interessanti che questo libro dimostra, e che spiega in maniera chiara e netta perché Gran Bretagna e Francia andarono incontro a rovesci militari così terribili nel corso del 1940, è la tremebonda indecisione mostrata nel porre in essere azioni rapide e decisive nel contrastare la Wehrmacht, quando, nell’autunno e inverno 1940, era ben lungi dall’aver acquisito quella preparazione che dimostrerà poi nel maggio del ’40.

Ad esempio, in Norvegia.

“Sabato, 16 dicembre (1940)

“Un memorandum di Winston(Churchill) sulle forniture tedesche di minerale di ferro. Lui considera essenziale l’uso di misure drastiche, ed anche illegali, per prevenirne il carico dai porti norvegesi...

“Lunedì, 1° gennaio (1940)

Il Gabinetto, istigato da Winston (Churchill) sta considerando una audace azione offensiva nella Scandinavia del Nord, che loro pensano potrebbe mettere la Germania in ginocchio ma che anche, secondo me, è pericolosa, ricordando quanto successo a Gallipoli. Brevemente, hanno deciso che se alla Germania venisse impedito l’accesso al minerale di ferro della Scandinavia essa avrebbe necessariamente dovuto rinunciare alla lotta. ...”

Altrettanta timidezza si manifestò per il Fronte Nord, ben sapendo che le linee di difesa alla frontiera francese con il Belgio erano intenibili:
“Lunedì, 15 gennaioLa crisi belga si è intensificata nel fine settimana e il Gabinetto ha deciso di muovere le truppe direttamente in Belgio se i Belgi inviteranno a farlo, per impadronirsi della linea Wavre-Namur e impedire un’avanzata tedesca all’alba proveniente dall’Olanda.

...”
Belgio e Norvegia rimasero irremovibili nella loro neutralità e la Storia narra come le cose andarono.

Ovviamente, per quanto ci riguarda, sono particolarmente interessanti i riferimenti all’Italia e agli Italiani.

“Lunedì, 11 settembre (1939)

In generale, l’impressione ottenuta dal F.O. da quello che riferiscono i giornali. È probabile che la neutralità di Mussolini sia una messinscena e che sia ancora in ottimi rapporti con Hitler. La neutralità italiana è, tuttavia, la politica più saggia per le Potenze dell’Asse: per quanto riguarda Hitler questo assicura la neutralità della Turchia e rende più difficile per gli Alleati aiutare la Polonia da Est, per le complicazioni, ad esempio, dovute al passaggio degli Stretti; dal punto di vista di Mussolini è del tutto desiderabile, perché il popolo italiano è al presente violentemente opposto alla guerra e Mussolini non può che aumentare il suo prestigio tenendosene lontano.”

“Martedì, 30 gennaio.

Gli Italiani stanno facendo buon uso della loro neutralità e sembra che andremo a spendere milioni di sterline in importazioni non necessarie, come “produzione orticola” per convincerli a fornirci i pochi cannoni e le poche navi che ci servono4 e e convincerli ad acquistare il carbone da noi anziché dalla Germania.

...”

Purtroppo è impossibile riportare in questa sede tutti i numerosi punti di interesse contenuti in questo libro di oltre settecento pagine.

Colville sapeva che la sua carriera nel dopoguerra sarebbe stata compromessa se non avesse, fatto il servizio militare e nonostante Churchill non volesse lasciarlo andare.

«Quanti anni ha?» chiese Winston mentre stavo per lasciare il numero 10 di Downing Street.

«Ventisei», risposi.

«A ventisei anni Napoleone comandava le armate d'Italia».

«Pitt era Primo Ministro a ventiquattro».

«Su questo punto ha vinto lei», ammise il Primo Ministro, che di anni ne aveva sessantasei.”

Questo dà la misura della prontezza di lingua del Giovane di fronte a un Maestro della parola come Winston Churchill.


Il giovane tanto fece che riuscì a farsi arruolare nel ruolo che agognava, vale a dire come pilota nella R.A.F. nonostante qualche lieve difetto fisico (qualche potente raccomandazione? mah...) anche se venne destinato ad un Reparto che svolgeva un compito tattico rischiosissimo che comportava notevoli perdite, vale a dire l’attacco al suolo con caccia monomotori.


Dopo aver terminato l’addestramento e il periodo si servizio (RAFVR, 1941–1943), su insistenza del medesimo Churchill ritornò a Downing Street, dove continuò la stesura dei suoi diari.

Occorre anche dire che però, mentre la prima parte dei diari è particolarmente ammirabile per la freschezza dello stile e la vivezza delle osservazioni, la seconda parte è redatta in maniera più “istituzionale” e “diplomatica”, anche se ugualmente interessante.

A margine si respira l’aria tipica della Londra della “Upper Class” degli anni ’30, fatta di pranzi e cene in Club esclusivi , week-end in prestigiose residenze di campagna, cavalcate prima del breakfast a Richmond Park, di scarpe fatte su misura per l’allora esorbitante cifra di 1 sterlina e 5 scellini al paio.... Affascinante.


Colville è stato
Assistant Private Secretary di tre Primi Ministri:

Neville Chamberlain, 1939–1940,

Winston Churchill, 1940–1941 e 1943–1945 (e Joint Principal Private Secretary, 1951–1955),

Clement Attlee, 1945

e, dal 1947 al 1949, Private Secretary della allora Pricipessa Elisabetta, poi divenuta Regina. Ne consiglio la lettura a tutti gli appassionati di storia della IIa G.M.

Note

1 Raffaele Guariglia, barone di Vituso (Napoli, 19 febbraio 1889 – Roma, 25 aprile 1970), Ambasciatore a Parigi dal 1938 al 1942.

2 Sir Eric Clare Edmund Phipps (1875 – 1945), Ambasciatore a Parigi dal 1937 al 1939.

3 Nobildonna inglese, nipote della Regina Mary.

4 - Gli Inglesi erano tra le altre cose, interessati al caccia Re.2000 che, snobbato dalla Regia Aeronautica e acquistato e provato in pochi esemplari dalla Regia Marina con ottimi risultati, intendevano, con poche modifiche, imbarcare sulle loro portaerei. (A. R.)

"Times", 21 Novembre 1987



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